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Cosa s’intende per “osteopatia Fasciale”

– A cura di Mario Craviotto D.O.

L’osteopatia è un approccio globale al paziente in tema di prevenzione e ripristino della corretta funzionalità del corpo.
Non sarebbe corretto, quindi, suddividerla in branche, indirizzi e differenti indicazioni perché ciò tradirebbe il concetto fondamentale appena esposto.
Esiste una sola osteopatia che si rivolge al bambino e all’adulto, allo sportivo e al sedentario, e via di seguito.
Il bagaglio di tecniche o approcci che l’osteopata ha maturato nel corso dei suoi studi e della sua esperienza professionale si traduce in una concezione unitaria della salute e della malattia e in un razionale di trattamento che tiene conto e utilizza tutte le conoscenze acquisite e le tecniche sperimentate, senza affidarsi a modelli precostituiti o protocolli di varia natura.
E’ pur vero, però, che qualsiasi Scuola che si ponga l’obiettivo di tramandare conoscenze ed esperienze attraverso i suoi docenti e una razionale programmazione si vede costretta a suddividere materie di insegnamento e argomenti da trattare come se fossero separati fra loro o ciascuno capace di esaurire l’intera materia.
Per questa ragione, nelle Scuole di Osteopatia di tutto il mondo, si è arrivati a suddividere l’insegnamento per materie e nominare docenti responsabili delle varie discipline.
Questo non deve fare pensare che si possano creare osteopati strutturali, fasciali, pediatrici, sportivi o altro: sarebbe un grosso errore e un tradimento dei principi fondamentali e della filosofia della disciplina osteopatica.
Con queste premesse è, ora, possibile trattare l’argomento “Osteopatia Fasciale”.
Questa materia si basa sulla conoscenza dell’anatomia, della fisiologia, dell’embriologia, della funzione, e delle possibilità di disfunzione di quello che è chiamato Complesso Fasciale, Sistema Fasciale o, semplicemente, Fascia.
L’approccio a questo sistema prevede un affinamento delle capacità percettive tattili al fine di interpretare la funzionalità del tessuto fasciale (a diversi livelli e localizzazioni, collegato a diverse funzioni) e diagnosticare funzione e disfunzione in termini spaziali(alterazione della mobilità nelle varie direzioni) e temporali (ritmi).
Allo stesso modo sarà possibile impostare tecniche di normalizzazione che, pur con diverse sfaccettature dal punto di vista metodologico, saranno in grado di ristabilire la normalità di funzione, in senso spaziale e temporale.
L’approccio fasciale ai tessuti del corpo e alla loro funzione permette di utilizzare una manualità delicata e rispettosa, praticamente esente dal pericolo di provocare traumi, dove l’unico rischio è quello di interagire in modo inopportuno con le funzioni profonde e vitali dell’organismo.

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