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Per osteopatia si intende uno specifico campo della medicina alternativa che ha come unico mezzo di diagnosi e intervento il contatto fisico, di solito manuale, fra medico e paziente, al fine di ripristinare l’equilibrio fra corpo, mente e spirito. Si tratta di una disciplina fondata da Andrew Taylor Still nel 1874, che pur non essendo riconosciuta ufficialmente da diversi Stati, fra cui anche l’Italia, risulta essere sempre più richiesta negli ultimi anni.
La figura dell’osteopata deve innanzitutto essere caratterizzata dalla sua conoscenza delle relazioni presenti fra le diversi parti del corpo, partendo dallo scheletro fino ad arrivare a nervi e arterie. Si tratta di qualcuno che, oltre questo, deve anche saper mettere in atto tutta una serie di terapie che, sempre in accordo con i 3 principi fondamentali dell’osteopatia, inducono il corpo umano ad avviare una serie di processi atti alla propria autoregolazione, con lo scopo di raggiungere una completa guarigione da un determinato sintomo o malattia.

Nonostante la natura non ufficiale della medicina osteopatica, il suo esercizio è severamente regolato da alcune organizzazioni di osteopati, al solo obiettivo di mantenere determinati standard di qualità. Così, per potersi introdurre in questa professione, è necessario conseguire il Diploma di Osteopatia presso determinate scuole private, seguendo corsi che possono durare dai 4 ai 6 anni, a seconda dell’impegno giornaliero, e che porteranno alla formazione di una figura professionale in grado di eseguire attivamente delle diagnosi per selezionare la terapia adatta per ogni paziente. Nonostante non esistano albi pubblici riconosciuti dal Ministero della Salute che garantiscano l’avvenuta formazione e abilitazione di un osteopata professionista, ne sono nati diversi privati che svolgono lo stesso ruolo. I principali sono: il ROI (Registro degli Osteopati d’Italia), l’AMOI (Associazione Medici Osteopati Italiani) e l’UPOI (Unione Professionale Osteopati d’Italia).

Ma quali sono i principi fondamentali di questa forma di medicina alternativa?
Innanzitutto, bisogna sempre ricordare che è il corpo umano stesso ad avere le capacità necessarie per raggiungere e mantenere una condizione di salute, secondo un processo chiamato omeostasi. Ed è questo processo ad essere rielaborato nel primo principio della medicina osteopatica: il principio di autoguarigione. Quando Still formulò queste linee guida basilari ci tenne a mettere in evidenza l’importanza del rispetto delle capacità di autoguarigione e autoregolazione dell’organismo, che però possono risultare ostacolate da eventuali problemi derivanti dalla scarsa sua efficienza nell’eliminare i materiali di scarto o dalla difficoltà nel riuscire a nutrire in maniera capillare tutti i tessuti del corpo.

Nel secondo principio, che va ad analizzare la relazione fra struttura e funzione, viene messa in evidenza la natura di questi ostacoli. Essi, infatti, nascono solo nel caso in cui si subisca una lesione osteopatica, ossia un danneggiamento dell’equilibrio strutturale di alcuni apparati del corpo umano, soprattutto nel sistema mio-fascio-scheletrico, più nello specifico a livello di articolazioni e legamenti. Si tratta di componenti molto fragili e sensibili ai possibili traumi, che possono arrivare a sviluppare delle turbe patologiche in seguito a questi ultimi, fino ad una completa compromissione di alcune funzioni corporee fondamentali. Qui quindi si introduce il concetto di relazione fra struttura e funzione: secondo il pensiero di Still, si tratta di due elementi completamente fusi fra loro, in quanto ogni struttura è legata alla funzione che svolge, così come non può esserci nessuna funzione senza una struttura che la gestisca.

Il terzo principio, così come il precedente, si concentra sulle qualità del sistema mio-fascio-scheletrico. Si tratta di un apparato che riunisce diverse parti del corpo che, secondo Still, sarebbero il centro dell’unità del corpo umano. É da esse che dipende l’evoluzione e il corretto funzionamento dell’intero organismo, ed è proprio in esse che si può concentrare la maggior quantità di disturbi. Secondo la medicina osteopatica, infatti, ogni trauma subito da un componente del sistema mio-fascio-scheletrico lascia una traccia, che se pur di entità minima potrà provocare diverse ripercussioni anche a molteplici anni di distanza.

Un altro concetto fondamentale nell’osteopatia è quello della disfunzione osteopatica. Si tratta di qualsiasi lesione o trauma che, se pur non individuabile tramite i mezzi di diagnosi tradizionale, come le radiografie, può presentare diversi sintomi che un osteopata dovrebbe subito riuscire a riconoscere analizzando lo stato di salute delle articolazioni. Spesso, infatti, prima di arrivare a imporre sintomi più o meno gravi, queste disfunzioni vanno ad intaccare il movimento, modificandolo a seconda dell’organo interessato.

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